SICUREZZA ED INSICUREZZA ALIMENTARE

nodo culturale N. 2

Parole chiave: aumento della popolazione, ineguaglianza, fame, consumi squilibrati, agricoltura locale, agro ecologia, filiera corta Il secondo nodo culturale affronta il complesso problema delle relazioni esistenti tra popolazione, risorse, agricoltura e sicurezza alimentare. Il recente rapporto della FAO pubblicato nel settembre 2010 e dedicato allo stato di insicurezza alimentare a livello globale ci dice che oggi sono 925 milioni gli individui sottonutriti con prevalenza nell'Africa sub sahariana e che oltre un terzo della mortalità infantile è causata da un'alimentazione inadeguata. La popolazione umana continua a crescere: l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo stato della popolazione mondiale stima che nel 2050, l'umanità raggiungerà i 9 miliardi di abitanti e crescerà soprattutto nei paesi in via di sviluppo (Africa in particolare). L'aumento della popolazione fa crescere la nostra pressione sui sistemi naturali (maggiori prelievi e consumi di risorse naturali e maggiori scarti delle nostre attività), fa aumentare la fame e la povertà di alcune parti del mondo; e fa diminuire la biodiversità mondiale e la capacità degli ecosistemi di "supportarci". Ciò comporta profonde implicazioni per la salute del Pianeta, la produzione alimentare ed il benessere umano, che potrebbero essere aggravate dai cambiamenti climatici. è paradossale che viviamo in un mondo in cui si produce più cibo che mai, ma dove gli affamati non sono mai stati così numerosi. Il modello di consumo risulta profondamente squilibrato con 250 milioni di cittadini europei in sovrappeso e 42 milioni che vivono in condizioni di serie deprivazioni alimentari. L'occupazione agricola in Europa è calata del 25% in meno in 10 anni: il reddito insufficiente degli agricoltori è una della cause della scomparsa di molte produzioni agricole. è per questo che la PAC accoglie e deve affrontare, come agli esordi, sfide importanti quali il garantire sicurezza e la sovranità alimentare, vale a dire il diritto dei popoli di decidere cosa coltivare e cosa mangiare. Il tema della sicurezza alimentare negli ultimi anni ha assunto un particolare rilievo nell'opinione pubblica con il verificarsi di fenomeni, come la BSE (mucca pazza), che hanno generato nei consumatori un senso di diffidenza verso la sicurezza dei prodotti alimentari. La sicurezza è un bene irrinunciabile, che prescinde dal valore, dalle caratteristiche intrinseche e dal costo del prodotto alimentare. Ogni prodotto alimentare, qualunque sia la sua origine, la sua destinazione ed il suo costo deve fornire al consumatore elevate garanzie di sicurezza. In questa prospettiva si inserisce la variegata normativa comunitaria e nazionale rappresentata dal regolamento (CE) n. 178 del 28 gennaio 2002 che stabilisce i principi ed i requisiti generali della legislazione alimentare ed istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare. Il regolamento (CE) n. 178 del 2002 enuncia il principio di precauzione e il principio di trasparenza. Secondo il principio di precauzione, nel caso in cui venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute legati al consumo di un determinato alimento, occorre adottare misure preventive di gestione del rischio. Secondo, invece, il principio di trasparenza, occorre che i consumatori siano informati sui rischi legati all'uso di determinati prodotti alimentari. Le alternative esistono. La conoscenza scientifica è avanzata e molte esperienze agricole locali lavorano concretamente sull'incremento delle rese svincolandosi dai combustibili fossili, migliorano la lavorazione e lo stoccaggio dei cibi, tutelano l'ambiente e le comunità locali. In questo scenario il ruolo delle donne nell'agricoltura dei paesi in via di sviluppo si sta rivelando determinante. Molte delle esperienze più efficaci ruotano attorno allo sviluppo di un modello di "agricoltura locale" di piccola e media scala, che abbia forti legami col territorio ed un basso impatto ambientale, che sia di qualità e capace di coniugare innovazione e saperi tradizionali. I prodotti locali e tradizionali sono quelli che l'evoluzione naturale e la mano dell'uomo hanno reso più adatti a quel determinato territorio, salvaguardano la biodiversità, valorizzano la cultura e le tradizioni alimentari delle comunità. Promuovere sistemi agroalimentari locali significa tagliare alcuni passaggi intermedi tra produttori e consumatori, garantire ai consumatori la disponibilità di prodotti freschi e stagionali, ridurre l'impatto ambientale dei trasporti e degli spostamenti e creare una nuova relazione tra il mondo agricolo e quello urbano. Un esempio di tali sistemi sono le esperienze di "filiera corta". La vendita diretta in azienda, la raccolta libera sul fondo da parte dei cittadini, i mercati contadini, i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) ed i distretti di economia solidale sono forme organizzative differenti per la vendita dei prodotti di fattoria che promuovono la filiera corta.

LE PISTE DI RICERCA EDUCATIVA E LE ATTIVITÀ

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA



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