AGRICOLTURA E CAMBIAMENTI CLIMATICI

nodo culturale N. 4

Parole chiave: cambiamenti, atmosfera, cicli della materia, adattamento, resilienza, mitigazione, approccio anticipatorio, futuro auspicato, sostenibilità.

Nel Rapporto sullo stato dell'agricoltura 2011 dell'INEA si evidenzia che nei prossimi decenni l'agricoltura in Italia dovrà affrontare diverse sfide fra le quali quella del cambiamento climatico. Gli esperti prevedono per il futuro inverni più miti ed umidi, estati più calde e secche ed eventi estremi più frequenti ed intensi. A causa degli aumenti di temperatura, della diminuzione delle precipitazioni e della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, la vegetazione e gli ecosistemi naturali tipici dell'area mediterranea potrebbero spostarsi verso Nord. Nel Nord Europa l'agricoltura potrebbe beneficiare dei cambiamenti climatici attesi, ma la maggior parte degli impatti sarà negativa soprattutto per quelle regioni già sottoposte a forte pressione economica, sociale o ambientale. Il clima sta già cambiando anche se gli studi più rilevanti stimano che gli effetti più importanti dei cambiamenti potrebbero essere avvertiti non prima del 2050. Sono previsti impatti negativi sui suoli per la degradazione della sostanza organica, con conseguente aumento del rischio erosione (frane, alluvioni, smottamenti), accelerazione dei processi di desertificazione, perdita di biodiversità e diminuzione delle aree coltivabili. Anche la zootecnia potrebbe subire uno stress da caldo durante il periodo estivo con effetti negativi sul benessere, lo stato di salute e la produttività degli animali allevati. Il degrado del suolo è tra i fenomeni più preoccupanti per l'agricoltura poiché se gli ecosistemi naturali sono di solito più resilienti a periodi di siccità, i settori produttivi dipendono da un approvvigionamento idrico costante. Nonostante la complessità della sfida le attuali conoscenze rendono disponibile uno spettro di strategie di adattamento e di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici ed anche una serie di misure di politica agraria in grado di agevolare tali strategie di risposta, aumentando la resilienza degli agro ecosistemi. Essa indica la capacità degli stessi ecosistemi di tornare ad uno stato simile a quello iniziale dopo avere subito uno stress, di tipo antropico (ad es. inquinamento, disboscamento, cambiamento climatico, l'invasione da parte di una o più specie aliene) o di tipo naturale (ad es. un evento atmosferico, un incendio, una frana), generando risposte positive. L'approccio dell'agricoltura ai cambiamenti climatici deve essere a più livelli: a scala locale e globale, ma anche ad orizzonti temporali, a breve termine (per es. 5 anni) ed a lungo termine (30 anni). Per loro natura i cambiamenti climatici per poter essere contrastati in maniera efficace, richiedono da una parte la definizione di accordi internazionali in grado di condizionare le politiche di settore di tutti i Paesi, in particolare di quelli sviluppati; dall'altra, la realizzazione di interventi a scala locale (a livello, quindi, di singola azienda agricola) per adattare le strutture aziendali ed i metodi di produzione continuando a fornire servizi all'ambiente rurale. Gli interventi a livello di azienda agricola dovranno essere finalizzati all'adattamento ed alla mitigazione dei cambiamenti climatici: realizzando un insieme di azioni in grado di assicurare la stessa capacità produttiva; riducendo le emissioni dei gas che determinano i cambiamenti climatici e intraprendendo altre azioni in grado di contrastarli. Fra le misure di mitigazione sostenute dalla PAC ci sono: la produzione di energia rinnovabile, l'efficienza termica ed energetica degli edifici, il sostegno e la promozione dell'agricoltura biologica, il recupero di biogas dagli allevamenti animali, l'uso razionale dei fertilizzanti, il sostegno alla diversificazione e commercializzazione della produzione a livello locale (filiera corta). La strategia europea per contrastare le emergenze energetiche e climatiche prevede la riduzione del 20%, rispetto ai livelli del 1990, delle immissioni dei gas serra, l'aumento del 20% dell'efficienza energetica e l'obiettivo di garantire entro il 2020, almeno il 20% del fabbisogno energetico nazionale attraverso le energie prodotte da fonti rinnovabili, definito sinteticamente "obiettivi 20-20-20". Lo sviluppo delle energie rinnovabili può rappresentare un'importante occasione di diversificazione produttiva per le aziende agricole, poiché in grado di aumentarne il reddito e fornire un contributo nella lotta al cambiamento climatico. Il modello che meglio si adatta all'agricoltura italiana è, anche in questo caso, la filiera corta attraverso la micro generazione di energia diffusa sul territorio, basata su diverse materie prime (coltivazioni energetiche come soia, mais, girasole; legna da ardere e biogas prodotto dai reflui zootecnici) con centrali fino ad 1 megawatt (MW). La PAC indirizza tutta l'agricoltura europea verso tale strategia agro-ecologica. Un supporto interessante all'attività proposta è la realizzazione di MODELLI PLASTICI sui quali sperimentare direttamente l'azione di erosione dell'acqua e le probabili conseguenze sul paesaggio naturale e umano del luogo (GLI AGROSCENARI). Per costruire il modello si deve partire dall'osservazione accurata e dalla carta prodotta dagli alunni. Sono necessari: un supporto rigido per la base (tipo tavola di compensato spessa almeno 2 cm); una rete di ferro a maglie piccole che possa essere modellata e piegata con facilità; argilla, terra e sabbia per l'impasto; materiali naturali come piccoli rami, sassi, foglie per rendere più realistico il modello; un innaffiatoio (dotato anche di cipolla per la caduta a pioggia dell'acqua) o un tubo alimentato direttamente dalla linea dell'acqua, tipo quello da giardino. L'attività prevede una fase di progettazione e costruzione dei modelli tridimensionali, che devono riprodurre il più realisticamente possibile il paesaggio agrario preso in esame, meglio se con differenti caratteristiche pedologiche, geo-morfologiche e di insediamento urbano; la fase di simulazione dell'evento catastrofico (piogge ininterrotte per più giorni a diversi gradi di intensità) ed infine la fase di intervento dell'agricoltore per ripristinare il paesaggio. Le differenti modalità di risposta del territorio e dei suoli, all'evento eccezionale, consentono di ricostruire in simulazione la dinamica delle frane, delle alluvioni e degli smottamenti; di verificare similmente l'efficacia degli interventi scelti come azioni di prevenzione, mitigazione o adattamento, secondo criteri di sostenibilità ambientale ed economica e di rafforzare il ruolo dell'agricoltura multifunzionale nella prevenzione delle aree a rischio di dissesto idrogeologico.

LE PISTE DI RICERCA EDUCATIVA E LE ATTIVITÀ;

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA




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