IL RUOLO DELL'AGRICOLTURA NELL'ECONOMIA DEGLI ECOSISTEMI E NELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

nodo culturale N. 5

Parole chiave:biodiversità, indice di pianeta vivente, agro ecosistemi, servizi eco sistemici, impronta ecologica, miglioramenti agro-ambientali. Il Living Planet Report 2010 del WWF, grazie all'individuazione di un ampio set di indicatori, documenta i cambiamenti avvenuti nella biodiversità, negli ecosistemi e nel consumo delle risorse naturali da parte dell'umanità. Fra il 1961 ed il 2007 la pressione antropica sulla biosfera (GFN -  Global Footprint Network) ha avuto una crescita costante ed ha superato la biocapacità della Terra del 50%. L'indice del pianeta vivente (LPI) che misura l'andamento della biodiversità mondiale mostra una diminuzione globale di circa il 30% fra il 1970 ed il 2007. L'Impronta Ecologica è un altro indicatore che misura la superficie di terra e di acqua, produttive dal punto di vista biologico, necessarie alla produzione delle risorse rinnovabili che le persone utilizzano, comprendendo lo spazio necessario per le infrastrutture e la vegetazione per assorbire il biossido di carbonio immesso (CO2). Anche l'Impronta Ecologica dell'umanità è raddoppiata e nel 2007 ha superato la biocapacità di carico della Terra del 50%. Questo incremento del sovrasfruttamento ecologico è ampiamente attribuibile all'Impronta di carbonio, aumentata di ben 11 volte dal 1961. Anche l'Impronta Idrica mostra che stiamo sperimentando uno stress sulle risorse di acque blu (risorse idriche utilizzate e non restituite). Questa tendenza interessa ambienti di particolare importanza biologica come le zone umide e le foreste, ma anche habitat secondari determinati dalla interazione della natura con le secolari attività dell'uomo, come gli agroecosistemi. L'importanza del territorio rurale per la conservazione della biodiversità sia domestica (specie, varietà e razze animali e vegetali) sia selvatica è testimoniata dal 92% del territorio europeo occupato da aree rurali e da circa il 50% delle specie animali minacciate o in declino in varia misura dipendente dagli ambienti agricoli. La definizione di biodiversità non si limita esclusivamente agli aspetti relativi alle risorse genetiche o alla conservazione delle specie in via di estinzione, ma interessa la varietà della vita e dei suoi processi. Questo concetto comprende tutte le forme di vita, dagli organismi monocellulari a quelli più complessi, nonché i processi, le vie e i cicli che aggregano gli organismi viventi in popolazioni, ecosistemi e paesaggi. L'importanza della salute degli ecosistemi per l'uomo è tanta per i benefici che l'umanità ottiene dagli stessi e per la dipendenza delle attività antropiche. Le piante, gli animali e i microrganismi formano, infatti, complesse reti interconnesse di ecosistemi e habitat che, a loro volta, forniscono una miriade di "servizi definiti ecosistemici". Anche per gli agro-ecosistemi essi comprendono:

  • servizi di approvvigionamento: beni ottenuti direttamente dagli ecosistemi (es. alimenti, medicine, legname, fibre, biocombustibili);
  • servizi di regolazione: i benefici ottenuti dalla regolazione dei processi naturali (es. filtraggio dell'acqua, decomposizione dei prodotti di scarto, regolazione del clima, impollinazione dei raccolti, controllo di alcune patologie umane);
  • servizi di supporto: la regolazione delle funzioni e dei processi ecologici basilari necessari alla fornitura di tutti gli altri servizi ecosistemici (es. ciclo dei nutrienti, fotosintesi, formazione del suolo);
  • servizi culturali: i benefici psicologici ed emozionali derivanti dalla relazione fra il genere umano e gli ecosistemi (es. attività ricreative culturali, estetiche e spirituali).
Numerosi studi scientifici dimostrano chiaramente il nesso tra alcune pratiche agricole e la ricchezza di biodiversità riscontrabile nei sistemi agricoli tradizionali europei e viceversa le interrelazioni tra pratiche agricole inopportune ed il deterioramento della biodiversità con effetti diretti e indiretti a vari livelli:

  • a livello genetico la riduzione del numero di specie, razze o varietà utilizzate e il ricorso alle monocolture rappresentano una minaccia per il patrimonio genetico animale e vegetale che riveste di per sé un valore inestimabile;
  • a livello di specie selvatiche l'uso di erbicidi colpisce tutte le specie erbivore di una determinata zona e l'uso di insetticidi interessa l'intera microfauna, con conseguente destabilizzazione dei cicli di vita naturali e alterazione degli equilibri a causa della meccanizzazione e dell'impiego più intensivo di fertilizzanti (che invece favoriscono le specie più nitrofile);
  • a livello di habitat ed ecosistemi la scomparsa o il degrado delle zone umide, dei piccoli boschi e delle siepi influisce direttamente sul declino di libellule, beccaccini, usignoli, istrici, ricci e piante idrofile, solo per citare alcuni esempi.
La perdita di biodiversità può causare lo stress o il degrado degli ecosistemi, fino al collasso. Ciò mette a rischio la fornitura continuata di servizi ecosistemici che minaccia ulteriormente la biodiversità e la salute degli ecosistemi stessi. La dipendenza della società umana dai servizi ecosistemici rende la perdita di tali servizi una grave minaccia per il benessere, la sicurezza alimentare e lo sviluppo futuro di tutta l'umanità nel mondo. Sono circa 7000 le specie vegetali utili per l'alimentazione, ma solo 150 vengono utilizzate dall'agricoltura moderna. Il 95% del nostro fabbisogno alimentare è legato a 30 piante. Sono gli agricoltori che la gestiscono spontaneamente attraverso le conoscenze locali e le tradizioni culturali. L'agricoltura contribuisce, altresì, a conservare alcune specie e molti ecosistemi specifici che altrimenti scomparirebbero con l'abbandono di determinate attività agricole come ad esempio i prati seminaturali dovuti alla presenza del pascolo e/o allo sfalcio dell'erba. L'uso della biodiversità in ambito agricolo consente di creare nuove varietà vegetali e animali per ottenere obiettivi economici, sanitari, tecnici ed ecologici. Porre fine al sovrasfruttamento ecologico del Pianeta risulta dunque essenziale per garantire un futuro, con tutta la sua complessità, alle generazioni che verranno. Negli ultimi anni si è discusso, a livello internazionale, dell'esigenza di costruire un'economia eco-sostenibile globale che tuteli la biodiversità. Il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e l'OCSE stanno promuovendo strenuamente l'economia eco-sostenibile. La PAC 2007-2013 sostiene la conservazione della biodiversità e l'economia degli ecosistemi garantendo la sopravvivenza di sistemi agricoli in territori di elevato valore naturale, in particolare tramite misure specifiche per le zone svantaggiate alcune delle quali pensate appositamente per incrementare il valore ecologico (condizionalità, misure agro ambientali, sostegno alla Rete Natura 2000, sostegno della gestione sostenibile dei boschi e delle foreste). Il 21 giugno 2011 il Consiglio Europeo dei Ministri dell'Ambiente dei 27 paesi UE ha approvato la nuova Strategia europea per la conservazione della biodiversità che conferma il ruolo fondamentale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale per la conservazione della biodiversità ed indica esplicitamente la PAC come uno degli strumenti finanziari disponibili per la sua concreta attuazione. Anche l'Italia ha dal 7 ottobre 2010 la sua Strategia Nazionale per la Biodiversità. In essa le attività agricole svolgono un ruolo trasversale oltre ad essere protagoniste fondamentali in almeno 5 aree di lavoro (Specie, habitat, paesaggio; Risorse genetiche, Agricoltura; Foreste; Risorse idriche).

LE PISTE DI RICERCA EDUCATIVA E LE ATTIVITÀ

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO CULTURALE: IL SUOLO È UN SERBATOIO DI CARBONIO

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA



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